Nel mondo del business e del personal branding, “storytelling” è diventata una parola d’ordine. Ci dicono che dobbiamo “raccontare la nostra storia” per connetterci, per vendere, per emergere. E così, ci affanniamo a costruire narrazioni perfette, levigate, con un inizio, uno svolgimento e una call to action alla fine.
Ci trasformiamo in performer. Ma c’è un problema: la maggior parte delle volte, ci sentiamo dei ciarlatani. E sai perché? Perché stiamo partendo dalla fine.
Il grande fraintendimento dello storytelling
Siamo ossessionati dal raccontare, ma abbiamo dimenticato l’arte dell’ascoltare.
Ci concentriamo su come la nostra storia verrà percepita all’esterno, prima ancora di aver capito cosa significa davvero per noi, all’interno. La lucidiamo per renderla appetibile al mercato, la modifichiamo per sembrare più eroica, più interessante.
Questo non è storytelling. È marketing di facciata. E non funziona, perché le persone non sentono la storia. Sentono lo sforzo. Sentono la performance.
Diventa esperto della tua storia personale
Il personal branding più magnetico non nasce da una storia che viene raccontata, ma da un’identità che viene incarnata. E per incarnare la tua identità, devi prima diventarne un esperto. Devi conoscere la tua storia non come la racconteresti a un colloquio, ma come la confesseresti a te stesso.
Questo richiede un atto radicale, quasi dimenticato: l’ascolto di sé.
Significa avere il coraggio di sedersi con le proprie esperienze, quelle che ci hanno cambiato, quelle in cui ci siamo scoperti diversi. Significa essere empatici prima di tutto con noi stessi, radicarsi nella nostra verità, anche quando non è una storia “perfetta” da vendere.
Quando fai questo lavoro, qualcosa di magico accade. Smetti di aver bisogno di “costruire” uno storytelling, perché il tuo storytelling diventa semplicemente il modo in cui esisti, parli e agisci.
Dall'ascolto di se stessi nasce l'empatia
La vera conseguenza di questo ascolto interiore è che diventi un ascoltatore eccezionale anche all’esterno.
Quando sei radicato nella tua storia, non hai più il bisogno disperato di impressionare gli altri. Smetti di aspettare il tuo turno per parlare, per fare il tuo “pitch”. E inizi ad ascoltare davvero. A sentire cosa risuona, a cogliere le sfumature, a creare uno spazio in cui anche l’altra persona possa sentirsi ascoltata.
È qui che nascono le vere connessioni. Perché la verità è una: senza ascolto, non possono esistere relazioni. Né professionali, né personali.
Raccontami una storia
Ci siamo stancati di eventi dove tutti parlano e nessuno ascolta. Ci siamo stancati di chi si esibisce invece di connettersi.
Per questo ho creato, insieme a Konnecta, “Raccontami una storia“.
Non è un evento di networking. È un aperitivo intimo, un laboratorio di ascolto.
Nessun pitch. Nessuna performance. Nessun filtro.
C’è una persona che racconta un episodio della propria vita. Gli altri ascoltano, condividono cosa ha risuonato, si lasciano attraversare. È uno scambio tra esseri umani.
Perché a volte, per sentirci meno soli e più lucidi, non abbiamo bisogno di un altro consiglio. Abbiamo solo bisogno di essere ascoltati. E di ascoltare.
Se sei stanco di parlare e senti il bisogno di iniziare ad ascoltare – prima te stesso, e poi gli altri – allora questo spazio è per te.
Il primo evento sarà il 25 settembre 2025, andato sold out in un giorno. Il format piace così tanto che ci saranno tante date su Milano e Roma. Non vedo l’ora di aggiornare questa pagina con le foto delle storie e dei momenti unici che sto per vivere.