Sono un personal branding strategist ovvero? Ti aiuto a trovare il tuo tone of voice, la ragione per cui credere, la risposta alla domanda “perché fai quello che fai?” e te la cucio addosso,  ma attenzione! Nessun obbligo o dovere se no non funziona. La ragione per credere il tuo tone of voice è  personale, ti appartiene, ed è la chiave  per essere più organizzati e per poter comunicare il tuo business in maniera efficace.

Sul personal branding ho scritto un po’ di cose:

 

Oggi voglio spiegarti cosa non è il personal branding e i gli errori più comuni che si fanno quando non si ha le idee chiare. Il personal branding sta diventando sempre più importante perché viviamo in un’era digitale ma soprattutto perché tantissime persone non si riconoscono più in quello che stanno facendo vogliono reinventarsi, vogliono realizzarsi e questo passa necessariamente da domande spinose come: chi sono, cosa so fare, come lo percepiscono gli altri, cosa posso fare per gli altri. Le risposte a tutte queste domande: personal branding.

Quando parlo così le persone sono scettiche, non ci vedono nulla di concreto, anzi! Pensano che sia un gota di non so quale setta di “vivere sani e belli” ma la veritàl è nelle cose semplici; qualsiasi business tu abbia se ti dimentichi di te stesso e dei tuoi valori non funziona. E dato che il mio grande impegno nel veicolare certi concetti… beh, talvolta, spiegare cosa non è un qualcosa aiuta!

Il Persona Branding non è la tua reputazione

Il personal branding non ha nulla a che fare con la tua reputazione e con la tua professionalità.

Il personal branding è li modo con cui le persone ti percepiscono e questo tanto più è coerente e autentico con te, i tuoi valori, il tuo business e tanto è potente.

La reputazione e la professionalità è aimeh fonte della nostra insicurezza. Vogliamo essere acclamati, riconosciuti. Cerchiamo l’approvazione.

Il personal branding è ciò che lavora quando tu stai dormendo

E’ una frase che dico spesso, si anche per attirare l’attenzione; ma è verità. Il personal branding lavora quando tu non ci sei. Per assurdo (e non troppo) il personal branding lo puoi costruire a tavolino. Le persone possono essere influenzate positivamente da una tua campagna pubblicitaria, da un tuo modo di porti, di vestirti insomma di comunicare. Poi potresti essere un pessimo professionista. In questo caso si chiama sola (bufala, truffa… scegli tu) e non dura a lungo proprio perché nel momento in cui ti esponi pubblicamente il pubblico può sempre e comunque dire la sua e se lo freghi… beh è un boomerang che fa male, molto male.

La reputazione è come lavori: fai il bene del cliente, sei organizzato, chiaro, incisivo. Bene il personal branding ti aiuto a farlo sapere al mondo, in primis a te stesso che molto spesso ti boicotti da solo.

Personal Branding gli errori più comuni

Personal Branding è differente da comunicare un brand. Si lo so, spesso anche io, per cercare di spiegarti di che sto parlando ti ho paragonato ad una lattina di Coca Cola ma la differenza è sostanziale. Tu sei una persona, oltre all’estetica (abiti, caratteristiche fisiche e gesti) tu possiedi un valore, un’anima, un‘essenza… chiamala come preferisci. Ed è questo che realmente ti differenzia da tutti gli altri. E se non metti in campo lo strumento più potente che hai, giochi a pallone con una gamba sola. Lo strumento “Myself” sono: i tuoi valori, le tue esperienze di vita e di lavoro, la tua coerenza, il tuo approccio alle cose, i tuoi sentimenti. E questi, mio caro,  ti appartengono e se non li vedi, non li fai brillare puoi certo lavorare ma faticando e continuando a paragonarti ai tuoi competitor e dicendoti: perché loro ci riescono ed io no?

Personal Branding non è solo un abito. Ammiro molto Giovanna Vitacca ed il lavoro che fa e credo che per imprenditori, professionisti valorizzarsi con gli abiti, con lo stile sia necessario. Però attenzione un personal branding strategico non passa solo da uno stile unico, un’abito che ci sta bene e che racconta chi siamo.  Il personal branding, lo ripeto, lavora quando tu non ci sei e per farlo ha bisogno non solo di omogeneità e coerenza di abito, di brand, di immagini visive ma necessita anche di suoni, si sapori, di emozioni che tradotto significa comunicazione para verbale  ed in questo il digitale ci aiuta tantissimo.

Attenti all’ego ed all’over branding. Si sa, tutti gli imprenditori son in fondo narcisisti e spesso quando dopo mesi di investimento di soldini, di tempo e di sudore finalmente hanno un logo, una mission la vogliono gridare davvero al mondo. L’entusiasmo è meraviglioso ma pubblicare in ogni dove, in ogni luogo e continuare costantemente a ribadire chi siamo e cosa facciamo è troppo. Diventiamo stucchevoli come un barattolo di melassa e finiamo solo per allontanare le persone e quindi potenziali clienti.

Solitamente chi ribadisce più volte che lavoro fa è perché insicuro vuole prima convincere se stesso, non trovi?

Over branding poi fa rima con autocelebrazione che è sintomo ahimè spessissimo di ciarlatano. Un vero professionista che sa far personal branding non si celebra, si dà. Sono i fatti, le relazioni che dicono chi siamo. E, guarda un po’, torniamo ancora al concetto che il personal branding lavora quando tu stai dormendo.

 

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